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Vacanze all'isola di Creta
La storia dell'isola di Creta è densa di avvenimenti, storia che si mischia tra mitologia e realtà. Ed è affascinante seguire il passato nelle tante vestigia che ancora esistono nell'isola. Creta è meravigliosa sotto ogni punto di vista.

 

 

I cretesi del Neolitico (5700-2800 a.C.) vivevano di caccia, agricoltura e allevamento e dimoravano in grotte o in abitazioni primitive. Intorno al 3000 a.C. i minoici, giunti dal Nord Africa o dal Medio Oriente, portarono sull’isola le tecniche di lavorazione dei metalli, in particolare il bronzo. La civiltà minoica prosperò: l’uso del bronzo nella costruzione delle navi permise di espandere il commercio in territori più lontani. Intorno al 2000 a.C., i minoici edificarono i primi palazzi e migliorarono le tecniche di produzione di vasellame e gioielli divenendo ben presto la più evoluta civiltà del mondo antico.
La civiltà minoica conobbe una vera e propria ‘età dell’oro’ a partire dal 1700 a.C. fino al 1450 a.C. circa. I palazzi, distrutti da un violento terremoto nel 1700 a.C., furono ricostruiti seguendo progetti ancora più complessi con appartamenti reali a più piani, sale di ricevimento sontuose e un sistema di scolo delle acque all’avanguardia. Ricchi affreschi e espressioni artistiche di vario genere caratterizzarono questo periodo. Un altro grande terremoto, avvenuto nel 1450 a.C., segna il brusco declino di questa civiltà.
I tre millenni successivi furono segnati da continue occupazioni. I primi a invadere l’isola furono i micenei, che provenivano dalla terraferma (1400-1100 a.C.). In seguito giunsero i dorici, anch’essi dalla terraferma (1100-67 a.C), e questo periodo fu caratterizzato da una serie di guerre tra le città-stato cretesi. Ai dorici seguirono i romani (67 a.C.) e nel 27 a.C. Gortyn (chiamata oggi Gortyna) divenne la capitale e la città più potente di Creta.
Quando il potere di Roma iniziò a declinare, nel IV secolo d.C., Creta fu annessa all’impero bizantino e al dominio di Costantinopoli (l’odierna Istanbul).
Gli arabi conquistarono l’isola intorno all’824, i bizantini ne chiesero la restituzione nel 960 e la vendettero a Venezia nel 1204. L’isola cadde nelle mani dei turchi nel 1669 e entrò a far parte dell’impero ottomano. Nel 1830 passò all'Egitto e ritornò all’impero ottomano nel 1840. Nel 1898 i turchi furono cacciati da Creta, che fu governata da un’amministrazione internazionale. Le richieste dell'isola di passare sotto il governo greco non furono accolte dalla Grecia e dalle altre potenze fino al 1913.
Nel 1935 un plebiscito truccato portò al trono di Grecia il re Giorgio II, il quale nominò subito come primo ministro Ioannis Metaxis. Il re lasciò che Metaxis instaurasse un governo autocratico con la scusa di proteggere la nazione dalle forze comuniste. Il primo ministro aveva idee grandiose e sognava di una terza civiltà greca che avrebbe dovuto sorgere dalle ceneri del passato, ma il suo governo fu hitleriano più che ellenico: i suoi oppositori furono imprigionati o esiliati, i sindacati furono vietati. Il partito comunista greco fu ostacolato e furono incoraggiate le bande di giovani fascisti. L’unico atto di forza morale che dimostrò Metaxis fu il suo rifiuto al transito delle truppe italiane sul suolo greco richiesto da Mussolini.
Alla fine della seconda guerra mondiale la Grecia fu occupata dai tedeschi e, dopo la sanguinosa Battaglia di Creta avvenuta nel 1941 (che fu combattuta dai contadini cretesi con i forconi), il Terzo Reich occupò l’isola fino alla fine della guerra e alla sua sconfitta, nel 1945. Negli anni del dopoguerra si alternarono governi di destra e di sinistra con una situazione politica di grande instabilità. In quegli anni, grazie alla protezione della Gran Bretagna, i cretesi non furono quasi toccati dalla guerra civile che opponeva i comunisti e i liberali in Grecia. Tuttavia, Creta fu coinvolta nelle conseguenze del colpo di stato dei colonnelli, avvenuto nel 1967, dopo il quale fu instaurata una giunta militare (1967-1974), che si pensa diffusamente abbia avuto il supporto della CIA e degli americani, determinati ad allontanare la Grecia da ogni possibile governo di centro o di sinistra.
Negli anni Ottanta i greci e i cretesi, desiderosi di un cambiamento, votarono per il partito socialista di Papandreou (PASOK) che prometteva riforme e un progressivo allontanamento delle forze militari della NATO dal suolo greco. Ma purtroppo Papandreou si trovò ben presto invischiato in scandali finanziari e personali e nel 1991 il partito chiamato Nuova Democrazia (Nea Demokratia), ma che di nuovo aveva solo il nome, riprese il controllo con una nuova svolta a destra.
Due anni dopo i Nuovi Democratici dovettero rispondere di scandali e di corruzione. Le elezioni riportarono Papandreou al governo, un vecchio ormai malato che diresse il paese per pochi anni e morì nel 1996. Dopo la sua morte, alla direzione del PASOK fu eletto Kostas Simitis, che tentò di condurre il partito verso la linea politica dei laburisti di Blair. Simitis riuscì a trascinare gli elettori verso un orientamento di 'centro' e per questo molti partigiani della linea dura del PASOK oggi lamentano la perdita di identità del partito e la sua uniformazione alla linea politica dei Nuovi Democratici.
Alle elezioni legislative dell'aprile 2000 il PASOK di Kostas Simitis ha battuto il partito della Nuova Democrazia, riconquistando il governo del paese. Simitis è riuscito a soddisfare, agli inizi del 2000, i criteri richiesti dal trattato di Maastricht per entrare nell'Unione monetaria europea.
Nel primo semestre del 2003 la Grecia è stata a capo dell’Unione Europa guadagnandosi l’approvazione generale per la sua gestione.